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Missione di Speranza e Carità
La Missione di Speranza e Carità nasce nel 1990 nella città di Palermo ad opera di Biagio Conte, Missionario laico consacrato. Frate Biagio figlio di un imprenditore palermitano ha lasciato tutto e dopo un lungo periodo di meditazione nel 1991 inizia la missione sotto i portici della stazione centrale ferroviaria di Palermo dove è andato a vivere aiutando per la cena e durante la notte tutti quelli che la si ritrovavano a vivere e a dormire alla stazione (barboni, alcolisti, vagabondi, giovani sbandati, ex detenuti, stranieri). Dopo circa un anno è nata l’esigenza di avere un tetto sotto il quale ripararsi per quei tanti che ogni sera erano costretti a dormire all’aperto su una panchina, su un marciapiede o su un vagone. E’ cosi che si è cominciato a chiedere alle autorità di poter usufruire di qualcuna delle tante strutture abbandonate che si trovano a Palermo. Dopo una serie di richieste che per un tempo non hanno trovato risposta Frate Biagio inizia un digiuno per richiamare le attenzioni delle autorità che è durato per ben 12 giorni, dopo i quali, da parte dei tanti che erano assistiti e vicini a Frate Biagio, inizia una pacifica occupazione dei locali dell’ex disinfettatolo comunale di via Archirafi a Palermo. Questa struttura era stata abbandonata e inutilizzata da più di quaranta anni e nel tempo è andata incontro ad un grave degrado. La struttura era mancante di tutto: porte, finestre e nel tetto si avevano tante infiltrazioni di acqua. Dal 23 maggio 1993 è iniziata la ristrutturazione di questi locali. II comune intanto ha riconosciuto la presenza della missione in via Archirafi. I protagonisti della ricostruzione sono stati proprio gli ospiti accolti da frate Biagio. Ognuno si è reso utile secondo quelle che erano le loro attitudini. Chi ha lavorato da muratore, chi da imbianchino, chi da falegname o fabbro. In circa cinque anni i locali di via Archirafi sono diventati un posto accogliente dove trovano spazio circa centottanta ospiti. Alla Missione chi viene accolto ha la possibilità di un posto letto, un pasto, una assistenza medica e soprattutto la possibilità di rendersi utili attraverso i vari servizi che sono nati all’interno della comunità. E’ nata la falegnameria, l’officina del fabbro, l’officina artigiana per la lavorazione del cuoio, l’angolo per il riciclaggio della carta e del cartone. Alla missione c’è una grande cucina, una cappella, un ambulatorio medico, un ambulatorio dentistico. Tutto questo è stato possibile realizzarlo con l’aiuto delle donazioni da parte di singoli cittadini che in modo spontaneo hanno sentito di aiutare la missione ognuno secondo le proprie possibilità. L’azione della missione non è orientata verso l’assistenzialismo bensì verso il recupero della dignità di quanti si sono trovati ai margini della società e che spesso vengono considerati irrecuperabili.
Nel 1998 Frate Biagio chiede alle istituzioni che venissero affidati alcuni locali per permettere di creare un punto di riferimento e di accoglienza per le singole donne che si ritrovavano per strada. Nel periodo iniziale della missione le donne venivano accolte anche nei locali di via Archirafi. Ben presto però si sono create situazioni di promiscuità che non favorivano il recupero all’interno degli stessi locali. Era necessario un luogo a parte dove poter accogliere le singole donne che sempre più spesso si ritrovavano per vari motivi a vivere per strada. L’accoglienza femminile nasce nei locali abbandonati di via Garibaldi. Anche qui inizia una ricostruzione di locali che accoglieranno tante donne e bambini. Oggi alla missione femminile sono ospitate circa centoventi donne e trentacinque bambini. Intanto nel 2001 in via Archirafi si verifica una emergenza inaspettata. Una notte di novembre si presentano ai cancelli della missione un gruppo di circa ottanta profughi sudanesi che erano sbarcati a Lampedusa e che avendo fatto richiesta di asilo politico in Italia non hanno trovato un punto dove ripararsi e si apprestavano a dormire alla stazione centrale. Nei locali di via Archirafi si crearono soluzioni di emergenza, ed è così che furono sistemati dei materassi per terra ed ogni luogo della missione era occupato. Alcuni dormivano nei sottoscala, alcuni nel salone ricreativo. Fu allora che la missione chiese che si trovasse una soluzione a questa emergenza. Si individuarono alcuni locali nelle vicinanze di via Archirafi. Questi sono i locali di un ex caserma aeronautica abbandonata da più di quaranta anni. Nasce così in via Decollati la “cittadella del povero e della speranza” L’inizio di questa ricostruzione è coinciso con l’aumento dell’arrivo in Italia di tantissimi nuovi casi di profughi. Oggi nella missione di via decollati sono accolti circa quattrocentocinquanta persone. La maggior parte viene dall’Africa, da tanti paesi che si trovano in guerra e da cui essi scappano per le persecuzioni e per la fame.
In questa fase in via Archirafi vengono accolti soprattutto i casi più malati, più anziani quelli che hanno bisogno di una struttura più calorosa e più accogliente.
All’impegno dell’accoglienza la missione aggiunge quello della missione notturna e quello dell’assistenza alle famiglie più povere. La missione notturna è un camper che ogni sera raggiunge quanti ancora vivono per strada e che non vogliono ancora essere accolti alla missione perché ormai non si fidano più di nessuno. L’assistenza alle famiglie si opera nei confronti delle famiglie più povere dei quartieri più poveri di Palermo. Sono circa duemila le famiglie che ricevono un aiuto dalla missione. Si va incontro ad esse con i beni di prima necessità soprattutto quando in queste famiglie sono presenti bambini e neonati.
Dopo l’inizio della missione a Frate Biagio si sono avvicinati tanti che con spirito di volontariato lo stanno aiutando nella sua Missione . Alcuni dedicano per intero la loro vita alla missione. Questi sono i missionari. A frate Biagio si sono uniti fratello Giovanni, Don Pino un sacerdote salesiano, sorella Mattia, sorella Alessandra e sorella Lucia. Dopo i missionari operano i volontari che dedicano una parte della loro vita alla missione. Alla missione operano volontari medici, infermieri, avvocati, ingegneri, insegnanti, pensionati, studenti etc.. Ognuno dona quello che è il proprio servizio e la propria competenza con spirito di amorevole servizio. |